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Marasso

Vipera berus berus (Linnaeus, 1758)

Il Marasso (Vipera berus Linneo 1758) è un serpente simile alla Vipera comune (Vipera aspis) ma mediamente più piccolo e più slanciato di quest'ultima, che in Svizzera al di sopra dei 1500 m s.m. non supera i 50-55 cm di lunghezza e i 50-100 g di peso. Ad altitudini inferiori può invece diventare anche 10 cm più lungo e pesare il doppio. I maschi sono generalmente un poco più piccoli delle femmine e hanno la coda più lunga.
 
La conformazione delle squame che ricoprono la parte superiore del capo, che a differenza di quello della Vipera comune ha l'apice piatto, varia da individuo a individuo; di norma le numerose squame più piccole sono raggruppate senza un ordine preciso attorno alle tre grandi placche centrali.
Anche il Marasso, come la Vipera comune, ha pupille verticali ellittiche, squame carenate e due denti veleniferi lunghi 3-5 mm sulla mascella superiore. Comune ai due sessi è la tipica ornamentazione, una banda dorsale scura a zig-zag accompagnata da una serie di macchie tonde lungo i fianchi. Caratteristico è il dimorfismo sessuale nella colorazione: infatti, mentre nei maschi il disegno si presenta nero su un fondo grigio-argentato, nelle femmine è bruno scuro su un fondo marrone più chiaro di tonalità variabile.
 
Nel Ticino, soprattutto nel Sopraceneri, vivono esemplari di Vipera comune con un disegno dorsale molto simile a quello del Marasso, ciò che sul terreno può causare difficoltà di identificazione. Individui parzialmente o totalmente melanici, poco frequenti nel Ticino, non sono rari nelle valli nordalpine ricche di precipitazioni, in particolare nel Canton Glarona. La colorazione nera può apparire già alla nascita oppure evidenziarsi solo dopo 2 o 3 anni.

 

 

 

 

 

Quanto più limitata è la disponibilità di quartieri invernali in una determinata regione, tanto più i marassi devono riunirsi a trascorrere il periodo di latenza in gruppi, in tane sotterranee comuni alle quali di norma tornano poi ogni anno. Nelle regioni nordiche è possibile reperire fino a 800 animali nello stesso rifugio, mentre da noi i gruppi raramente superano la dozzina di individui. In primavera, dopo il disgelo, solitamente nel mese di aprile, i primi a riprendere l'attività sono i maschi sessualmente maturi. Durante le prime 2-3 settimane si soffermano a termoregolarsi in luoghi soleggiati, asciutti e al riparo dal vento, dando così tempo agli spermatozoi di portare a termine la maturazione e alla nuova pelle di formarsi sotto la vecchia ormai opaca. Poi si mettono alla ricerca delle femmine disposte all'accoppiamento. Queste ultime hanno abbandonato nel frattempo i rifugi invernali e si sono avviate verso le aree di accoppiamento lasciando dietro di sè segnali odorosi sul terreno. Non appena un maschio incappa in una tale traccia la segue, controllandola con la lingua, che nei serpenti svolge funzioni soprattutto olfattive. Raggiunta la femmina ha luogo la muta, che dura solo pochi secondi.

 
Contemporaneamente alle femmine escono dai quartieri invernali anche gli individui non in fase riproduttiva. Essi comprendono sia gli immaturi sia le femmine adulte non disposte all'accoppiamento. All'interno di una popolazione queste ultime possono costituire più della metà delle femmine adulte, poichè il ciclo sessuale delle femmine di Marasso è di regola biennale o triennale. Gli animali non coinvolti nell'attività sessuale si dedicano subito attivamente alla ricerca del cibo.
 
Il periodo degli amori dura alcune settimane e si protrae fino alla fine di maggio. In questo lasso di tempo gli animali implicati nel processo riproduttivo non assumono cibo. Per contro, ogni maschio tenta di accoppiarsi con il maggior numero possibile di femmine e a questo scopo può perlustrare un territorio di alcuni ettari. Le femmine sono invece più indolenti e si lasciano corteggiare per ore prima di accettare l'accoppiamento. Se altri maschi si aggiungono alla coppia, tra di essi ha luogo un combattimento ritualizzato, incruento, una sorta di danza nel corso della quale i rivali si drizzano e si arrotolano tra loro cercando di gettarsi vicendevolmente a terra. E' sempre il maschio più pesante ad uscirne vincitore. Il più piccolo, quindi spesso il più giovane, è costretto ad abbandonare il campo. Così, alla fine, ad accoppiarsi con la femmina è di norma il più vecchio tra i maschi adulti del territorio. Chi vive a lungo viene dunque favorito. I marassi possono superare anche i 20 anni di età.
 
Terminato il periodo degli amori i maschi si disperdono e si danno alla caccia. Analogamente alle femmine non gestanti predano soprattutto i piccoli mammiferi, inclusi i nuovi nati ancora nelle tane. Non vengono disdegnate le covate degli uccelli che nidificano al suolo. Le rane divengono una componente rilevante della dieta solo alle quote più basse; in montagna i luoghi dove questi anfibi vivono sono probabilmente troppo freddi per i serpenti. I giovani di Marasso si cibano invece soprattutto di lucertole vivipare (Lacerta vivipara) e di piccoli roditori appena nati.
 
Le femmine di Marasso non depongono uova ma sono ovovivipare, danno cioè alla luce piccoli già perfettamente formati. Durante la gestazione digiunano. Trascorrono l'estate termoregolandosi per riscaldare in modo ottimale gli embrioni che si stanno sviluppando nel loro ventre; scelgono quindi luoghi dove possono facilmente seguire il corso giornaliero e stagionale del sole. Al momento del parto, a seconda dell'altitudine tra la fine di agosto e l'inizio di ottobre, tornano nei pressi dei quartieri invernali. Alle quote più basse danno alla luce di media 10 piccoli, al di sopra dei 1500 m s.m. solo da 4 a 6. Alla nascita i piccoli misurano ca. 18 cm e pesano attorno ai 4 g. Alle altitudini inferiori la maturità sessuale viene raggiunta a 4 anni dai maschi e a 5 dalle femmine, in montagna generalmente un anno più tardi. Ne consegue che le popolazioni di Marasso hanno una crescita assai lenta.
Al di fuori dell'uomo i marassi adulti in pratica non conoscono nemici, anche se occasionalmente possono essere predati da Volpe e Tasso, oppure da rapaci quali l'Aquila e il Corvo imperiale. I giovani possono invece cadere vittima anche di predatori più piccoli.

 

Nessun altro serpente terricolo presenta una distribuzione vasta quanto quella del Marasso. Il suo areale si estende infatti dalla Francia e dalla Gran Bretagna verso oriente, attraverso l'Europa e la Siberia, fino all'isola di Sachalin nel Pacifico; a nord supera in Svezia e in Finlandia il circolo polare artico e a sud raggiunge la Grecia settentrionale.
In Svizzera le sue aree di distribuzione più importanti sono ubicate nella porzione orientale delle Alpi settentrionali e centrali, ad esempio nei cantoni Svitto, Uri, San Gallo, ma soprattutto Glarona e Grigioni. Popolazioni sparse sono peraltro note anche nel resto dell'arco alpino. Nel Giura la specie è abbastanza rara e circoscritta alla parte romanda. Sull'Altopiano è conosciuta un'unica stazione, nel Canton Zurigo.
 

 

Al di sotto dei 1000 m s.m. il Marasso è legato alle torbiere (da cui il nome forse più noto di "Marasso palustre") e risulta quindi fortemente minacciato al pari di queste ultime; ciò vale in particolare per l'ultimo sito noto sull'Altopiano, nel Canton Zurigo. Le conoscenze concernenti la zona montana (tra i 1000 e i 1500 m s.m.) sono molto lacunose poichè gli inventari dei Cantoni della Svizzera centrale non sono ancora stati elaborati. Lo stesso vale in principio anche per le fasce subalpina e alpina (oltre i 1500 m s.m.), anche se sulla base di vari rapporti si potrebbe supporre che in queste regioni la specie non sia ancora in pericolo.

Ricordiamo a coloro che sono preoccupati per la presenza di serpenti velenosi nel nostro paese che è sempre disponibile il foglio informativo "Serpenti - come comportarsi?", ottenibile gratuitamente in italiano sia al KARCH a Berna sia al Museo cantonale di storia naturale a Lugano.
Protezione
In Svizzera e nel Ticino tutti i serpenti indigeni, inclusi il Marasso e la Vipera comune, sono rigorosamente protetti e non possono essere nè uccisi nè tenuti in cattività. Per la salvaguardia degli habitat del Marasso sono raccomandati i seguenti accorgi-menti:
 
fascia collinare (al di sotto dei 1000m):
  • attuare concretamente la protezione delle torbiere alte! Assicurare a queste zone umide adeguate fasce tampone e creare collegamenti tra biotopi simili.
b) fascia montana (1000-1500m):
  • negli habitat già attualmente noti evitare di ripulire completamente il soprassuolo e di intensificare l'utilizzo      agricolo
  • conservare siepi, margini di bosco naturali, macchie di arbusti, radure, muri a secco e ammassi di pietre.
c) fascia subalpina (1500-2300m)
  • evitare di bruciare gli arbusteti nani e quelli a Ontano di monte (Alnus viridis)
  • evitare di progettare piste da sci sui pendii esposti a sud.
Nel nostro paese il Marasso occupa habitat abbastanza differenziati. In alcune torbiere può scendere fino in pianura. Più in alto abita le boscaglie aperte e i pascoli più o meno esposti a sud. Nella fascia subalpina, tra i 1500 e i 2300 m s.m., è presente nelle brughiere a pino mugo e rododendri, dove le sue popolazioni possono raggiungere densità relativamente elevate con 3 o più adulti per ettaro. Le osservazioni effettuate fino a 2680 m s.m. nella fascia alpina dell'Engadina superiore devono invece essere considerate eccezioni. Nei luoghi dove il limite del bosco è stato artificialmente abbassato dall'uomo, nella porzione orientale dell'arco alpino, il Marasso può scendere fino ai 1000 m s.m.; qui gli animali possono essere osservati nei pascoli magri o concimati con pietre sparse e ricchi di nascondigli. Nelle valli occidentali delle Alpi e nel Giura, per contro, tali biotopi sono solitamente occupati dalla Vipera comune, la cui notevole affinità con il Marasso può provocare rapporti di competizione interspecifica. In effetti sono pochi i siti dove i due rettili appaiono insieme.
 
Il Marasso, con la Vipera comune, è il nostro serpente più lento e allo stesso tempo più odiato dall'uomo. Per la sua sopravvivenza è quindi indispensabile che il suo habitat offra sufficienti possibilità di sottrarsi alla vista. Nei cespuglieti nani il serpente si nasconde nelle tane di piccoli roditori o nell'intrico della copertura erbacea e arbustiva. Luoghi di rifugio sono pure le frane, i ghiaioni, i canali di valanga, i cumuli di pietre e i muri a secco, elementi che al di sotto della fascia subalpina divengono essenziali. Nelle torbiere è la soffice coltre di sfagni ad offrire riparo agli animali. Solo parte delle strutture menzionate si presta tuttavia ad un soggiorno prolungato e solo poche sono quelle adatte quali rifugi invernali a prova di gelo.

 

Marasso con colorazione nera (melatonica)

Marasso punteggiato d'arancione

Marasso nel suo habitat tipico

Habitat tipico del Marasso

Scheda specie

  • Aspetto robusto e massiccio (soprattutto nelle femmine)
  • Testa e collo nettamente distinti
  • Colorazione molto variabile, normalmente marrone nella femmina, grigia nel maschio, ma spesso di tonalità rosse e gialle
  • Presenza d’individui melanici localizzati nel Jura e nelle Alpi
  • Disegno dorsale a forma zigzagata regolare e continua, nero e molto in contrasto nel maschio, marrone scuro e meno in contrasto nella femmina
  • Muso arrotondato
  • Squama oculare sporgente
  • Pupilla verticale
  • Testa caratterizzata da numerose piccole squame, con la presenza di tre grandi squame sulla parte mediana
  • Presenza di una colonna di squame tra l’occhio e il labbro superiore
  • Spesso caratterizzato da un disegno a forma di V dietro la testa

 

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Informazioni supplementari

  • Einheimische Eidechsen - Bestimmungshilfe
  • Bestimmungshilfe: Faden- und Teichmolch-Weibchen, Braunfrösche, Wasser- oder Grünfrösche, Eidechsen, Schlingnatter und Kreuzotter, Ringelnatter-Unterarten. Rundbrief zur Herpetofauna von Nordrhein-Westfalen Nr. 28 (2005). Bearbeitet von Martin Schlüpmann.