Fermer
banniere_karch01.jpgbanniere_karch02.jpgbanniere_karch03.jpgbanniere_karch04.jpgbanniere_karch05.jpgbanniere_karch06.jpgbanniere_karch07.jpgbanniere_karch08.jpgbanniere_karch09.jpg

Tritone palmato

  Lissotriton helveticus (Razoumowskyi , 1789)

 

Il Tritone palmato (Lissotriton helveticus), è il nostro tritone indigeno più piccolo. Benché non sia particolarmente raro, è un animale alquanto difficile da vedere. La specie fu descritta per la prima volta nel 1789 dal conte Gregor Razoumowsky con il nome di Lacerta helvetica, sulla base di esemplari trovati nei pressi di Losanna.
 
Il maschio presenta due caratteri distintivi che lo rendono inconfondibile: in abito nuziale le zampe posteriori sono scure e fortemente palmate (ecco la ragione del nome italiano) e l’estremità della coda termina con un filamento scuro di alcuni mm di lunghezza (da cui il nome tedesco: Fadenmolch). Il maschio è di colore marrone, punteggiato di nero sui fianchi. Sui lati della coda spicca una banda centrale arancione bordata da due file di punti. Il ventre è arancio pallido, solo debolmente chiazzato, mentre la gola è di regola senza macchie. La lunghezza dei maschi è generalmente compresa tra i 6 e i 7.5 cm.
 
La femmina, leggermente più grande del maschio, è di colore marrone chiaro e debolmente maculata. Il suo ventre è perlopiù di colore arancio pallido, in parte leggermente punteggiato.
 
Se non è difficile distinguere i maschi di Tritone palmato da quelli di Tritone punteggiato (Lissotriton vulgaris, Linnaeus 1758), lo stesso non si può dire per le femmine, che possono essere riconosciute solo mediante la verifica di una combinazione di caratteri. Al Sud delle Alpi tuttavia il problema non si pone, poiché il Tritone palmato è assente.

 

I tritoni palmati raggiungono i luoghi di riproduzione già all'inizio di marzo. Prima dell’accoppiamento devono tuttavia badare a "riempirsi bene la pancia", in particolare le femmine: la produzione di uova richiede, infatti, molta energia.
 
Accoppiamento e deposizione hanno luogo tra la metà di aprile e l'inizio di giugno. Il rituale è tipico della specie, pur se fondamentalmente simile a quello degli altri tritoni indigeni: il maschio si esibisce vistosamente attorno alla femmina  per poi deporre sul fondo dello stagno l'involucro seminale, la spermatofora, che la compagna raccoglie all’interno del proprio ventre. In seguito, nel corso di diverse settimane, la femmina depone dalle 300 alle 450 uova attaccandole singolarmente alle foglie delle piante sommerse. Dalla metà di giugno gli adulti iniziano ad abbandonare i luoghi di riproduzione. Di norma (ma se ne sa poco) pare che se ne allontanino solo di poche centinaia di metri.

Lo sviluppo delle larve dura dai 3 ai 4 mesi. Durante questo periodo sono esposte a numerosi predatori: in particolare alle larve dei ditiscidi e delle libellule, ma anche ai tritoni adulti (in particolare l'assai frequente Tritone alpino) e soprattutto ai pesci. A loro volta predatrici, le piccole larve di Tritone palmato si nutrono di zooplancton (p. es. pulci d’acqua), piccoli insetti e altri invertebrati. Non sono cacciatrici veloci, al contrario: strisciano dapprima furtive verso ciò che ritengono una potenziale preda. Poi, se le dimensioni di quest'ultima lo permettono, la regola è scattare e afferrare senza starci a riflettere a lungo.
 
Nel corso del mese di giugno i primi giovani tritoni affrontano la terraferma, altri li seguiranno poi fino al tardo autunno. È tempo di cercarsi un ambiente idoneo e, più tardi, un luogo di svernamento sicuro. Anche gli ultimi arrivati sono in grado di sopravvivere all'inverno. In libertà i tritoni palmati possono vivere alcuni anni e arrivare a riprodursi da una a tre volte.
  
Gli spostamenti dei tritoni non sembrano essere di ampia portata: si parla al massimo di alcune centinaia di metri. Non sorprende quindi che il Tritone palmato appaia solo raramente in specchi d’acqua  creati di recente (inclusi gli stagni nei giardini), come è invece spesso il caso per il Tritone alpino. Una rete di siti di riproduzione ben collegati tra loro è dunque di grande importanzaper evitare l'isolamento delle singole popolazioni. Osservazioni mirate hanno mostrato che la diffusione del Tritone palmato può essere favorita dalla creazione di nuovi stagni ben collegati tra loro, tramite dei corridoi faunistici quali fasce di cespugli (siepi) e aree incolte.



 

 

Il Tritone palmato occupa la Gran Bretagna, così come tutta l'Europa occidentale dalla Germania settentrionale, attraverso gli Stati del Benelux e la Francia, fino al Nord della Spagna.

In Svizzera, dove raggiunge il confine orientale del suo areale di distribuzione, è presente in un'ampia fascia che si estende dal bacino di Ginevra fino alla foce del Reno nel Lago di Costanza, il cui limite orientale passa  approssimativamente lungo i grandi laghi ai piedi delle Alpi (lago di Brienz e lago di Walen). Come detto, manca al Sud delle Alpi. La specie predilige altitudini tra i 450 e i 700 m, anche se in alcune regioni può raggiungere i 1'000 m. Nelle Alpi la stazione più elevata è situata a 1'460 m di altitudine.
 

 

Il Tritone palmato è incluso nella Lista Rossa degli anfibi indigeni come specie a rischio di estinzione a lungo termine. La lenta e graduale distruzione dei suoi siti di riproduzione in aree non protette è stata ed è tuttora la causa principale della sua lenta regressione: gli avvallamenti umidi temporanei nei campi, ai margini  dei boschi, e i solchi lasciati dai veicoli, vengono indiscriminatamente colmati, riparati o asfaltati senza che nessuno se ne accorga o se ne preoccupi.
 
Ciononostante il Tritone palmato può essere facilmente aiutato: stagni poco profondi (al massimo 1 m) e senza pesci, semiombreggiati, posti nelle vicinanze di boschi o radure e, soprattutto, nei pressi di una popolazione già esistente (a non più di 500 m), hanno buone possibilità di ospitarlo.

A prima vista il nostro piccolo tritone non sembra particolarmente esigente: lo incontriamo in un'ampia gamma di specchi d’acqua: stagni nel bosco, fossati, solchi formati dal passaggio di vetture, zone di estrazione della torba, paludi, cave, addirittura piccoli laghetti. Non vengono disdegnati neppure i corpi d'acqua molto ombreggiati e piuttosto freddi.

Esperimenti hanno mostrato che la temperatura ottimale del Tritone palmato è inferiore di circa 2 °C rispetto a quella del Tritone punteggiato. È un dato che trova riscontro anche nei luoghi di ritrovamento: gli inventari mostrano infatti che la specie è presente soprattutto in stagni mediamente ombreggiati. Nei boschi golenali dell’Aare e della Reuss e nel Giura, il Tritone palmato è la specie di tritone più diffusa. Coabita spesso insieme con il Tritone alpino molto più raramente con il Tritone punteggiato e quasi mai con il Tritone crestato.

A differenza del Tritone alpino, però, solo raramente si trova in bacini privi di vegetazione. Neppure gli stagni ricchi di melma o fogliame sembrano essergli graditi. Per contro, può colonizzare piccole pozze con soli pochi cm d’acqua. Il Tritone palmato non è un nuotatore molto attivo: preferisce rimanere immobile sul fondo o nel fitto della vegetazione acquatica. Non di rado si ritrova molto vicino alla riva, nelle acque poco profonde, spesso nascosto tra i resti vegetali. 

Poiché la gamma dei suoi luoghi di riproduzione è assai vasta e la sua predilezione per condizioni moderatamente umide viene soddisfatta in molte regioni del nostro paese, si potrebbe supporre che il Tritone palmato sia molto diffuso. In ogni caso più diffuso del  Tritone crestato e del Tritone punteggiato. La sua diffusione è però nettamente inferiore a quella del Tritone alpino. Nel medesimo stagno  vengono raramente osservati più di 5-20 individui di Tritone palmato, ma ciò non deve trarre in inganno, ve ne potrebbero essere anche un centinaio. Ideale per le osservazioni è il mese di maggio, quando la maggior parte degli animali è in acqua.
 

2 tritoni palmati

Tritone palmato femmina

Tritone palmato con la tipica palmatura sulle zampe posteriori

Habitat tipico del Tritone palmato

Scheda specie

  • Dall’aspetto sottile e snello
  • Schiena di colore marrone e fianchi color marrone chiaro o giallastro
  • Macchia chiara presente alla base delle zampe posteriori
  • Ventre chiaro, con zona mediana non punteggiata di colore giallo- arancione.
  • Maschio: coda arrotondata all’estremità, portante un filamento a forma di punta, lungo 3-8 mm; banda oculare di colore scuro che va dalle narici alle spalle; parte dorsale con punteggiatura non regolare o screziata di scuro
  • Femmina: gola chiara, spesso priva di macchie
     

Informazioni supplementari

  • Bestimmungshilfe: Faden- und Teichmolch-Weibchen, Braunfrösche, Wasser- oder Grünfrösche, Eidechsen, Schlingnatter und Kreuzotter, Ringelnatter-Unterarten. Rundbrief zur Herpetofauna von Nordrhein-Westfalen Nr. 28 (2005). Bearbeitet von Martin Schlüpmann.