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 Caratteri distintivi:
Se il maschio del Tritone alpino, (LAURENTI 1768) venisse da contrade esotiche sarebbe di certo commerciato come una preziosa rarità! Con la sua elegante cresta dorsale giallastra macchiettata di nero, i fianchi blu marmorizzati lungo cui corrono, in contrasto con il rosso-aranciato del ventre, una striscia turchese e una fascia bianco-azzurrognola anch'essa maculata di nero, il tritone maschio sfoggia, durante il periodo degli amori, una livrea che non passa davvero inosservata. Di taglia decisamente più grossa, la femmina è invece meno appariscente: il ventre di un pallido arancio, non presenta né la caratteristica cresta dorsale del maschio, né la fascia longitudinale turchese; la colorazione del manto è peraltro assai variabile e va dal verdognolo al beige e dal marrone fin quasi al nero. A differenza delle altre specie di tritone, il ventre non è mai maculato. Lungo dagli 8 ai 10 cm, il Tritone alpino si situa, per dimensione, tra il più grande Tritone crestato, (LAURENTI 1768) e il più piccolo Tritone punteggiato, (LINNAEUS 1758).
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Maschio di Tritone alpino (Triturus alpestris), Kurt Grossenbacher
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 Distribuzione e habitat:
Il Tritone alpino popola la maggior parte dell'Europa centrale; è assente solo in Scandinavia e nelle regioni più meridionali del Sudeuropa. In Svizzera è diffuso principalmente nel Nord delle Alpi, dove - in giardini, boschi, cave e torbiere - colonizza letteramente ogni specchio d'acqua senza pesci disponibile, dal fondovalle fino quasi ai 2500 metri di altitudine (in Engadina). Nel Vallese, che ha clima più asciutto, e soprattutto a sud del Rodano, si fa invece decisamente più raro. Nel Ticino conduce vita prettamente montana, senza scendere mai sotto i 1100 metri di altitudine; ancora piuttosto ben diffuso nella fascia settentrionale del Cantone, la specie popola unicamente alcuni laghetti di montagna al centro, mentre è del tutto assente al Sud. Presente anche nel Grigioni italiano (Mesolcina, Bregaglia e Val Poschiavo), il Tritone alpino occupa tuttavia quasi esclusivamente le vallate superiori della regione.
Nelle zone golenali è spesso più raro ri-spetto al Tritone punteggiato, che è qui dominante, mentre diventa sempre più frequente col crescere del livello d'interramento. In genere, però, avendo caratteristiche e modi di vita analoghi, il Tritone alpino e il Tritone punteggiato si trovano spesso a condividere gli stessi spazi vitali.
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Acque di riproduzione, Grosse Scheidegg BE, Kurt Grossenbacher |

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Modo di vita:
Benché alcuni maschi di Tritone alpino possano svernare in acqua, la maggior parte di questi anfibi trascorre il periodo di latenza sulla terraferma e tende ad andare all'acqua - più o meno in concomitanza con il Rospo comune - nel corso del mese di marzo, i maschi con qualche giorno d'anticipo rispetto alle femmine. E' peraltro sorprendente vedere, a questo proposito, con quale facilità il Tritone alpino arrivi a colonizzare anche corpi d'acqua di nuova formazione (quali ad esempio i laghetti da giardino); con tutta probabilità i tritoni si lasciano guidare all'acqua dal caratteristico odore che le diverse forme di alghe diffondono sulla terraferma. Nello stesso modo raggiungono anche i siti di riproduzione dove ha luogo il rituale di corteggiamento; cerimoniale che, nel Tritone alpino, è di durata leggermente più breve rispetto a quello osservato in altre specie di tritoni. Il maschio pronto per l'accoppiamento preme col muso contro i fianchi o contro il muso della femmina, le si para trasversalmente dinanzi, piega la coda in avanti e, con ritmo lento e regolare, sospinge un getto d'acqua verso la testa della femmina. Se è riuscito ad attirare la sua attenzione, si gira di 90 gradi e si allontana di qualche passo. La femmina colpisce allora col proprio muso la coda curvata a forma di S del maschio, inducendolo in questo modo a deporre sul letto del bacino d'acqua un involucro seminale (o spermatofora) che la femmina, avanzando, raccoglie attraverso la propria cloaca e conserva all'interno del proprio ventre in un'apposita sacca. Una femmina può raccogliere più involucri seminali dello stesso o di diversi maschi, e questo sia nell'arco di pochi giorni sia ad intervalli di qualche settimana, dando così luogo ad altrettante deposizioni successive. Dopo poco meno di una settimana dalla prima inseminazione, la femmina comincia a deporre le prime uova, ancorandole saldamente alle foglie di piante subacquee. Quest'operazione può durare anche diverse settimane, al termine delle quali saranno deposte dalle 150 alle 200 uova. A differenza della Rana temporaria e del Rospo comune, la cui permanenza in acqua è più breve, i tritoni alpini rimangono e si alimentano in acqua durante tutta l'estate. Il cibo di cui sono particolarmente ghiotti durante questo periodo è costituito in prevalenza dalle uova di Rana temporaria; la presenza di una folta popolazione di tritoni alpini in un corpo d'acqua di piccole dimensioni può infatti arrivare anche ad impedire completamente la schiusa delle uova di questa specie di rana. Sono inoltre estremamente apprezzate le larve di chironomidi, le piccole larve di libellule, le uova di altre specie di tritoni e i piccoli crostacei. Vengono invece apertamente disdegnate sia le uova sia le larve di rospo. Sulla terraferma, i tritoni alpini si cibano invece di coleotteri, mosche e lombrichi, e in generale di tutto ciò che striscia e svolazza. Com'è a volte interessante osservare, alcuni esemplari adulti possono lasciare l'acqua e rimanere sulla terraferma per parecchie ore o per diversi giorni anche durante il periodo degli amori.
Nel corso del mese di giugno - o durante il mese di agosto nel caso di acque più fresche o sotterranee - i tritoni alpini adulti tornano alla vita terrestre: la pelle si fa via via più ruvida e idrorepellente, perdendo i suoi caratteristici colori iridescenti, e nei maschi scompare la cresta dorsale. In altre parole, la splendida livrea del periodo degli amori lascia il posto a panni più dimessi, virando a toni opachi e bruno-azzurognoli. Della vita e dello svernamento di questi animali sulla terraferma si sa, d'altra parte, molto poco. A volte capita di imbattersi in alcuni di questi animaletti sotto assi di legno o lastre di pietra dove possono trovare cibo fino a tardo autunno, ma si tratta il più delle volte di incontri puramente casuali. In alta montagna, il periodo riproduttivo slitta ai mesi di giugno-agosto.
La durata della fase di sviluppo embrionale è fortemente dipendente dalla temperatura dell'acqua: a 13°C è di circa 30 giorni, a 16°C scende a 17 giorni e a 19°C dura solo 13 giorni. Al momento della schiusa delle uova, le larve sono lunghe circa 11 mm, hanno coda e estremità ancora poco sviluppate e al posto degli arti presentano, ai lati della testa, due cosiddetti bilancieri di cui si servono per tenersi ancorate al fondale. Dopo alcuni giorni le larve cominciano a nutrirsi di plancton, i bilancieri si atrofizzano e crescono gli arti anteriori, più tardi seguiti da quelli posteriori. In queste prime settimane di vita, le larve sono ancora scarsamente pigmentate, in parte trasparenti, e poco distinguibili dal fondale. Verso l'inizio della stagione estiva, con il progressivo uniformarsi della pigmentazione scura della parte terminale della coda, le larve di Tritone alpino possono finalmente essere distinte dalle larve di altre specie di tritone.
Il periodo di sviluppo larvale è di durata estremamente variabile, anche tra i nati di una stessa femmina. Per questo motivo, oltre che a causa della diversa data di deposizione delle uova, nelle stesse acque si incontrano, lungo tutto l'arco dell'estate, larve di Tritone alpino a diversi stadi di sviluppo; non si ha, cioè, come ad esempio nel caso delle rane e dei rospi, una massiccia e contemporanea migrazione di giovani adulti metamorfosati. Dopo non più di 2_ mesi i primi tritoni, ormai giunti ad una lunghezza di circa 45 mm, lasciano l'acqua, e altri li seguono in ordine sparso sino in autunno. Nei laghetti montani si può talvolta assistere allo svernamento in acqua di centinaia di larve. Quasi nessuna sopravvive tuttavia alle rigide condizioni presenti in questi corpi d'acqua, che possono rimanere ghiacciati per oltre 8 mesi. Molte sopravvivono invece con successo in acque sotterranee profonde e al riparo dal gelo, quali ad esempio i pozzi antincendio. Gli individui che svernano in questi ambienti lasciano l'acqua tra maggio e giugno dell' anno successivo, quando hanno raggiunto i 5-6 cm di grandezza. Alcune larve rimangono addirittura in acqua fino alla maturità sessuale. Questo fenomeno, chiamato neotenìa o pedomorfismo, è spesso legato a un difetto di pigmentazione: gli individui neotenici presentano infatti un manto di colore giallastro punteggiato qua e là di piccole macchioline nere, pur avendo occhi normalmente pigmentati. In nessun'altra specie di tritone questo fenomeno appare così frequentemente come nel Tritone alpino.
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 Protezione:
Sull'Altopiano svizzero e lungo il versante nordalpino, la sopravvivenza delle popolazioni di Tritone alpino non è attualmente in pericolo. Una possibile minaccia per la specie potrebbe tuttavia venire dall'acidificazione delle acque site sui terreni ricchi di silicati del versante sudalpino: le acque con valori di pH bassi rendono infatti impossibile la riproduzione della specie. Sarà dunque bene fare in modo che sull'Altopiano vi sia sempre un gran numero di laghetti o di pozze ricche di plancton, di vegetazione subacquea e prive di pesci: il Tritone alpino ripagherà la premura con una colonizzazione spontanea e la formazione di abbondanti insediamenti.
Autore: Kurt Grossenbacher
Versione italiana: Maria Raffaella Bruno-Realini, Alessandro Fossati
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 Neotene di Tritone alpino (Triturus alpestris), Kurt Grossenbacher
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