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 Caratteri distintivi:
La Salamandra alpina o Salamandra nera, LAURENTI 1768, è sotto molti aspetti un anfibio particolare e diverso dagli altri. È infatti lunico anfibio europeo che si è reso del tutto indipendente dallacqua. Anzi, è una pessima nuotatrice. Un'elevata umidità dell'habitat le basta, ma questa è indispensabile.
Tutto il suo corpo, ventre compreso, è di colore nero lucente e il tronco appare diviso in segmenti verticali. Lungo il centro del dorso corre una doppia fila di ghiandole e lateralmente sono visibili delle protuberanze coniche con un'apertura ghiandolare sulla punta. Gli individui si assomigliano tutti come gocce dacqua, tanto che è impossibile identificarli singolarmente senza una marcatura appropriata. La cloaca dei maschi è sensibilmente più turgida rispetto a quella delle femmine: si tratta dellunico carattere, oltre tutto non sempre evidente, che permette una differenziazione dei sessi. I maschi adulti misurano da 9 a 13 cm, le femmine sono leggermente più grandi e possono talvolta arrivare a raggiungere i 15 cm.
Nelle Alpi italiane a est di Trento, sull'altopiano di Asiago, vive la sottospecie TREVISAN 1982 ornata di ampie macchie slavate bianco-giallastre che la rendono somigliante alla ben nota Salamandra pezzata, (LINNAEUS 1758). Fino ad oggi la sottospecie non è mai stata trovata in alcun altro luogo della catena alpina.
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La Salamandra alpina (Salamandra atra), Kurt Grossenbacher
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 Distribuzione:
Lareale di distribuzione della Salamandra alpina inizia nelle Alpi vodesi a est della Valle del Rodano (non sono noti ritrovamenti a ovest) e si estende lungo tutte le Alpi settentrionali, attraverso il massiccio del Säntis, fino alle Alpi austriache, giungendo a 50 km da Vienna. Qui devia a sud e prosegue, pur se con popolazioni isolate e assai distanti tra loro, attraverso le Alpi dinariche fino all'Albania settentrionale. Popolazioni frammentate sono presenti anche nelle Alpi dellItalia orientale.
In Svizzera il limite settentrionale inferiore si delinea dalle Alpi friburghesi alle gole della Sarine e della Sense, poi attraverso l'Emmental e l'Entlebuch alla zona di Lucerna, infine attraverso il Rigi, la gola della Sihl e i Cantoni Svitto e Glarona al Lago di Walen e al massiccio del Säntis. Le valli alpine centrali, p.es. il Vallese, l'Engadina e la Valtellina, sono toccate solo marginalmente per via del loro clima arido. Lo stesso vale per il Ticino, dove sono note unicamente alcune vecchie segnalazioni da tempo non riconfermate nella sua fascia più settentrionale.
Distribuzione altitudinale: la gran parte degli avvistamenti è compresa tra gli 800 e i 2000 m, il più elevato tocca i 2430 m. Il punto di ritrovamento più basso è invece localizzato lungo la riva meridionale del Lago di Walen, con un'altitudine di 420 m. Anche lungo i fiumi Sarine, Sense, Emme e Sihl sono note stazioni al di sotto dei 600 m.
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Scheidwald (BE), Kurt Grossenbacher
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 Habitat e modo di vita:
La Salamandra alpina vive in pascoli e prati alpini non troppo asciutti, macereti e fasce detritiche, boschi umidi, radure e margini di bosco, gole e vicinanze di ruscelli, ma anche in prossimità di strade. I boschi di latifoglie o misti sono preferiti rispetto a quelli puri di conifere. La specie è molto più frequente su substrato calcareo che non su granito o gneiss.
Le osservazioni di Salamandra alpina non si possono programmare. Gli animali trascorrono gran parte della loro vita nascosti nel sottosuolo, sotto piode, legna, radici o in fessure della roccia. Le densità maggiori di individui attivi vengono osservate durante i temporali, talvolta poco prima che questi ultimi si scatenino! Se la pioggia perdura gli animali si ritirano nuovamente nei loro nascondigli. Pure favorevole alle osservazioni è l'alba, quando il suolo é ancora umido di brina. Quando invece il tempo è secco o ventoso, oppure durante le ore serali e all'inizio della notte le salamandre sono praticamente introvabili.
Alle basse quote lattività annuale comincia solitamente all'inizio di maggio, in montagna spesso settimane dopo lo scioglimento delle nevi. In giugno il ritmo di attività aumenta ed è possibile assistere ai primi accoppiamenti. Se lumidità dellaria e la temperatura permangono elevate gli animali restano attivi anche in luglio e agosto. Dall'inizio di settembre i primi individui rientrano nei loro rifugi e in ottobre le osservazioni sono ormai rare. Informazioni riguardanti lo svernamento della Salamandra alpina sono praticamente inesistenti.
Laccoppiamento ha luogo sulla terraferma, con il maschio che striscia sotto la femmina (esattamente come avviene per la Salamandra pezzata) e ne afferra le zampe anteriori con le proprie per tenerla ferma. Poi depone al suolo un involucro seminale, la spermatofora. Infine sposta il proprio corpo in modo che la spermatofora venga a trovarsi direttamente sotto la cloaca della compagna, che la raccoglie in un apposito contenitore. Di norma solo due delle 50 uova prodotte dalla femmina vengono fecondate e iniziano il loro sviluppo, prima embrionale e poi larvale, che avviene interamente nel ventre materno. La sua durata dipende dall'altitudine: 2 anni al di sotto dei 1000 m, 3 anni tra i 1000 e i 2000 m, anche 4 anni alle quote superiori. Nel ventre materno, alla schiusa delle uova le giovani larve si nutrono dapprima delle altre uova, ormai ridotte a una poltiglia di alto contenuto proteico. In seguito è la stessa parete dellutero materno a produrre vere e proprie cellule nutritive, che vengono mangiate dalle larve. In questa fase del loro sviluppo le larve sono munite di grosse branchie, che permetterebbero loro di sopravvivere anche in un ambiente acquatico. Poi le branchie regrediscono e ha luogo la metamorfosi, così che alla fine della lunghissima gestazione vengono al mondo due piccoli già identici ai loro genitori, lunghi da 45 a 50 mm e con le branchie ormai ridotte a moncherini. Nell'anno del parto la madre non può più essere fecondata.
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La Salamandra alpina (Salamandra atra), Kurt Grossenbacher
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Protezione:
Lo status della Salamandra alpina é incerto. Se già non è sempre facile accertare la presenza della specie, ancor più difficoltoso e impreciso si rivela determinarne la densità e le sue eventuali variazioni. Danni ai nascondigli utilizzati dall'anfibio possono essere causati da uno sfruttamento eccessivo dei pascoli alpini, per esempio dalla presenza di un numero troppo elevato di pecore. Non è per contro ancora possibile stabilire se e quale influsso negativo possano avere piogge e nebbie acide sui suoli dei boschi di montagna e sui suoi abitanti. La morte causata dal traffico nuoce ad alcune popolazioni solo a livello locale. In generale, la tutela deve mirare al mantenimento integrale di boschi e pascoli montani ancora naturali.
Autore: Kurt Grossenbacher
Versione italiana: Barbara Wicht, Alessandro Fossati
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